Inverno

Nelle morbide colline di neve
omogenee, friabili, vuote,
fredde e piatte sì che par che la vita
abbia lasciato quei loci, un lieve
fruscio, una fronda s’avanza, scuote

il gelo, bianco nel bianco ritorna
la vita.

E la Terra sospira...

Si parla di non-violenza.
Si parla di civiltà.
Si parla di sapienza.
Ma son solo ambiguità.

Tutti parlano.
Nessuno ascolta.
Tutti parlano.
Nessuno fa quel che dice.

Il sole s’alza in una cascata di sangue.
L’uomo, sfinito, sulla Terra distrutta, langue.
Chi si lamenta?
Forse non è colpa nostra?

Il sole tramonta in una cascata di sangue.
Il buio avvolge la Terra.
L’uomo sparito. La natura padrona.
E la Terra sospira...

Elianemon

Da scuola stavo uscendo a mezzogiorno
sul rumoroso autobus, io, solo,
del finestrino alla sporca cornice
abbarbicato.

Pensavo. E il nuvoloso cielo vidi:
grigia una coperta il giorno avvolgeva
già dalla mattina; ma ora un vento
nuovo soffiava.

Come in un dipinto a essermi trovato,
che un pittor d’estro acuto rifinisce
dando a dei meri segni anima e vita
con pennellate

così anch’io vedevo il grigio sfondo
essere dipinto con nuovo blu,
dapprima a tratti fini e impercettibili
e poi esplodendo.

O inverno! Dimenticar mi facesti
l’intenso lapislazzuli del cielo
che par di Michelangelo il giudizio,
ma pien di gioia!

O nubi! Il sole caldo, dove, dove
nascosto tenevate? che io non sentii
i suoi tiepidi raggi sul mio volto
per troppo tempo!

Che sensazione azzurro cielo e sole,
che strano potere avete voi, amici,
di rallegrar per un istante il cupo
mio vagare!

Ma già schiamazzan gli altri viaggiatori
ignari di quest’intima mia gioia,
ignari del colore che è tornato
almen per poco…

Zitti, stolti, lasciatemi ascoltare
dei gialli raggi questo calor buono,
non contagiatemi col vostro finto
essere allegri.

Io pur non vivo, è vero, ma rinasco
con un poco di sole e un vento vivo:
invece voi nell’illusione vostra,
fatta di grida,

non morti, né vivi, sopravvivete.

Temporale estivo

Oltre il vetro la cenere di cielo
di grigio tinge l’orizzonte piatto;
si staglia di pioggia un’inerte velo,
di sol un solo raggio splende ratto.

Buffa un nube avanza nel grigiore,
trema e vibra nel suo muto percorso,
laggiù, lontan, si scorge uno splendore:
non è sol: è soltanto un suo rimorso.

Suona lontana una campana, vana
sparge il rimbombo nella nebbia bianca;
s’alza il forte fragor d’una fontana
misto a quel picchiettar di pioggia stanca.

Il dolce odore acre della terra
al primo bagnatuccio si sprigiona:
insieme naso, gola e mente afferra
mentre su in alto un cupo tuono tuona.

Si riempiono i caffè e i ristoranti,
ognuno dove può cerca riparo
ombrelli aperti, ombre tutte tremanti,
bagnarsi costa un gran sorriso amaro.

Ormai finito il temporale moro,
il tuono sposta il suo fragor lontano;
mentre le nubi squarcian lame d’oro
già gl’ultimi diamanti cadon piano.

Donde viene il caso mio

Nell’acqua acquitrinosa e morta,
un giunco assicurato al fondo,
sembra pietra che quantunque torta
resta irremovibile.

Ma in mezzo ai marosi e alle onde
si piega. Resiste. Si spezza.
Trascinato inghiottito -Donde
- chiede - viene il caso mio?-

Un pioppo

Un pioppo
c’è
nella radura.

Le foglie fruscianti al vento d’estate
danzano al tempo dei baci infuocati
che di innamorati coppie incantate
si scambiano, i corpi al tronco intrecciati.

Stelle d’estate,
riflettori
su passioni private.

E tutto il bosco, e tutta la terra
e tutto lo spazio del firmamento
riluce del sentimento che atterra
e batte accanto al pioppo il cuore lento.

Lontane
luci
di città.

Dormon le strade e son vuote le vie
morto scenario di nuova città
ma nella radura c’è il pioppo antico
e qualche amante lo circonderà.

Dolce
scende
nel petto
la linfa
del pioppo,
nel blu
della notte
verde linfa
vitale.